Sport Competitivo

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Concezione


Il termine sport implica per definizione il concetto di competizione. Chi gioca a tennis o a calcetto con amici 1-2 volte alla settimana non pratica dello sport ma fa semplicemente dell’attività fisica per hobby. Lo sport comincia a definirsi tale nel momento in cui ad un evento di carattere competitivo (con frequenza settimanale, bisettimanale, mensile, stagionale, annuale, ecc.) si accompagnano sistematicamente almeno 2-3 sedute di allenamento settimanali. In una ipotetica suddivisione, partendo da un livello dilettantistico (o del settore giovanile) in cui si verificano appunto almeno 2-3 allenamenti settimanali, si passa ad un livello semiprofessionistico per poi giungere allo sport di tipo professionistico. La preparazione fisica viene abbinata ormai (in misura maggiore o minore) in tutte le discipline sportive e si prefigge lo scopo di migliorare la prestazione.


Prestazioni


Il miglioramento della prestazione è chiaramente finalizzato al raggiungimento di un determinato stato di forma che possa rendere l’atleta competitivo. Molto importante è indubbiamente il risultato, ma ancora più importante è sicuramente l’impegno psico-fisico che si riesce ad esprimere durante la gara: si può anche perdere ma bisogna farlo con dignità cercando in poche parole di dare sempre il massimo di se stessi sia fisicamente, sia tecnicamente che psicologicamente. L’importante non è più “partecipare” ma “impegnarsi più che si può”. A livelli superiori poi, l’importante è soltanto “vincere”.


Competizione


Purtroppo, tranne che in rari casi isolati, la cultura della sconfitta viene trattata in modo molto superficiale, per cui se non si vince si vale poco, dimenticando che solo tramite le sconfitte si può giungere alle vittorie: i più grandi atleti possiedono sicuramente doti fisiche e talentuose fuori dalla norma, ma nel contempo hanno avuto allenatori e preparatori atletici che li hanno aiutati a crescere in tutti i sensi. La competizione come discorso analizzato isolatamente contiene aspetti molto positivi e importanti nell’ambito della formazione di una persona, ma è lampante che la realtà dello sport professionistico abbia messo in evidenza negli ultimi decenni esigenze strettamente legate al business che devono tenere in considerazione di fattori come lo spettacolo e di conseguenza del miglioramento della performance. Le solite considerazioni retoriche e moralistiche basate su cognizioni pseudo-pedagogiche non fanno altro che condannare ad occhi chiusi questa realtà, dimenticando che la storia è zeppa di culture che hanno scelto di dare grande importanza alle emozioni legate allo spettacolo sportivo, alla prestazione competitiva e alla mitizzazione di pochi. Sta di fatto che ci troviamo in un’epoca sotto questo aspetto davvero selettiva, dove il vero campione deve essere più in gamba nel gestire le pressioni di carattere psicologico piuttosto che mettere in mostra le proprie qualità tecniche e fisiche. E’ invece fondamentale conoscere quello che può esserci alle spalle delle grandi prestazioni a livello di sacrifici, rinunce e impegni.


Qualità e Quantità


In tutto questo contesto l’allenamento fisico atletico ricopre un ruolo fondamentale e viene considerato come mezzo per gareggiare nelle migliori condizioni possibili: il momento competitivo viene così ad identificarsi con la qualità e la quantità di allenamento svolto. In poche parole gareggi per come ti alleni.Raggiunta la maturazione osteo-muscolo-articolare e di tutti gli apparati che partecipano attivamente all’attività sportiva, la preparazione fisica di un atleta dopo aver avuto negli anni precedenti un’impostazione di tipo “generale”, diventa prevalentemente di tipo “specifico” e “speciale”, non dovrà cioè discostarsi eccessivamente da quelle che sono le caratteristiche e le esigenze della gara. Il principio della specificità trova a questo punto un ruolo da protagonista nell’ottica della preparazione atletica moderna: in questo modo infatti si è riusciti ad ottimizzare i tempi e i volumi degli allenamenti scegliendo così le esercitazioni realmente utili e scartando quelle inutili. Lo scopo è quello di creare muscoli “intelligenti”, impostati al tipo di compito specifico che dovranno ripetutamente affrontare e che agiscano con il minimo dispendio energetico per lo svolgimento dei compiti ai quali sono chiamati. La preparazione di tipo generale viene così relegata alle fasi che anticipano la stagione agonistica o ai brevi periodi di richiamo durante la stagione stessa.


Allenamento del futuro


In ogni caso si è ormai certi che l’allenamento del futuro, pur rispettando le considerazioni di specificità legate alle azioni della gara, debba sempre più essere interpretata in termini di movimenti globali e sempre meno segmentari, dove il miglioramento della coordinazione intermuscolare deve essere considerato di primaria importanza congiuntamente al principio di azione-controllo. Tutto questo non solo in un ottica di miglioramento della performance ma anche da un punto di vista preventivo. E’ indiscutibile infatti che i traumi di natura osteo-muscolo-articolare sono frequentemente frutto di squilibri muscolari e che la preparazione fisica dovrà incaricarsi di prevenire, o quanto meno di gestirli in modo razionale per evitare le conseguenze più gravi.

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